"TI MANCA SOLO LA PAROLA"

21/10/2017

“Se solo potessi parlare…” …. Siete sicuri…?

A parte i pappagalli, magici animali colorati, alati e beccuti a cui è stato dato il dono di replicare fedelmente le vostre parole, imitandone tono e ritmo (…vi prendono in giro protetti dalla loro bellezza, distraendovi a colpi di “strammer” …non è una parolaccia, in inglese significa “balbettare”, così è definito il brontolio tra sé e sé dei pappagalli. A voi fanno tenerezza, in realtà parlano la loro lingua e vi stanno soavemente mandando a fantasticare in un mondo lontano), in natura nessun altro animale è dotato di parola.

Abbiamo diversi modi per comunicare con voi: con lo sguardo, le orecchie, la coda, il pelo dritto, la lingua, il battito del cuore. Sappiamo lanciare diversi segnali, ma a volte gli umani non li capiscono, o meglio, non li riconoscono. A differenza nostra, che in pochissimo tempo impariamo i vostri: siamo attentissimi al vostro verbale, para verbale e non verbale, diventiamo professionisti della lettura del corpo e della voce e potremmo tranquillamente prendere il posto di Tim Roth in “Lie to me”! Quante volte vi guardiamo e: “ma che, fa davero…?” … “ecco, adesso ci risiamo, la solita pantomima” … “sì sì, poveretto, faccio finta di non aver capito” … “lo so che i biscotti ce li hai nell’altra tasca, brutta persona”.

Zo’ magooo! No: sono un cane. L’essere più figo del creato! Gatto, tu sei il più elegante, non litighiamo subito. Dimostriamo agli umani che siamo in grado di vivere in pace, noi. Di condividere con serenità gli stessi spazi, noi. Di dividervi il cibo, voi. E che ne resti per noi, altrimenti: tangenziale! Ahhhhhh l’amoreeeee! Sarà l’avvicinarsi del Natale che mi fa sentire questo implacabile desiderio di stare tutti vicini vicini, siete il mio poggiamuso preferito, se poi fate anche il vibrello da fusa, potrei risparmiarvi.

Chiusa questa romantica parentesi, mi presento: sono Guenda, cane scrittore.
Quando dicono “scrivi come un cane”, ecco, ora potrete scoprire di cosa si tratta. Ci associano a tante altre cose: “reciti come un cane”, “lavori come un cane”, “can che abbaia non morde”, “non svegliar can che dorme, “vita da cani”. Ce la giochiamo bene con l’ormai inflazionato porco: “mangi come un porco”, “ragioni come un porco”, “del porco non si butta via niente”, “c’è un caldo da porco”, “ehi porco, levale le mani di dosso”. Finchè un giorno ci hanno anche uniti: “porco cane”. Non importa ciò che dicono di te, l’importante è che se ne parli, diceva qualcuno. Fate lo stesso di me, raccontando ciò che mi è successo.

Una notte di luna piena mi è apparsa in sogno una crocchetta gigante, la Crocchettona. Ci siamo abbracciate per ore, le ho fatto un sacco di feste, slinguazzandola ovunque perché non sapevo bene da dove partire per divorarla. Mi guardava con certi occhioni… Lei sembrava avere capito qual’era il suo destino, era terrorizzata all’idea di finire come concime da giardino. Ma è avvenuta una cosa che ha cambiato per sempre la mia vita. La crocchetta per tentare una via di fuga, si è lanciata dentro il tira sfoglia e si è trasformata in una sorta di zerbino spugnoso. Si è stesa alle mie zampe e mi ha chiesto di appoggiarne una su di lei. E in un attimo: fotografi, flash, applausi, autografi, red carpet, interviste, selfie. Io, nella Hollywood walk of fame (questo sempre…), a fianco la stella di Shrek. La crocchetta poi mi fa: “se un super potere tu vuoi avere, a fianco a te mi dovrai sempre tenere (…che paracula…), i tuoi pensieri parole diverranno, e un ricco futuro ti doneranno”. Ed eccomi qui.
Purtroppo la crocchettona non ce l’ha fatta, ne diamo il triste annuncio, ma sono felice di avervi potuto raccontare la sua storia. Nelle prossime puntate vi racconterò la mia. Non so quando la redazione mi farà uscire, e sinceramente non amo le scadenze e gli appuntamenti fissi…mi piace l’idea di farvi un cenno all’improvviso e rendere il mio arrivo emozionante come la volpe faceva con il Piccolo Principe.

Qualche anticipazione posso darla. Vi parlerò della mia vita, di quello che faccio, di quello che penso, di ciò che mi succede. Tutto dal mio punto di vista. Così che voi umani possiate magari prendere spunti interessanti.
A volte vi farò ridere, altre volte riflettere, altre ancora commuovere.
Il mio sguardo sarà impietoso e senza mezze misure: ricordiamoci che non ho avuto pietà nemmeno per la croccettona che implorava pietà perché aveva famiglia.
La redazione voleva chiamarla “La rubrica di Guenda”, ma ho spiegato loro che se volevano una rubrica del cuore, chiamavano poi Hello Kitty.

Già soprannominata la Funari del Blog e il terrore del mai detto, vi aspetto numerosi alla prossima puntata…non cercatemi…sarò io a trovare voi…


Guenda

(il quadrupede è accompagnato nelle sue opere e missioni dalla Titti, che le fa da garante)